Q-Day crittografia
Il giorno in cui le nostre password non basteranno più — e quanto manca davvero
Il Q-Day è il momento in cui i computer quantistici diventeranno abbastanza potenti da violare i sistemi crittografici che oggi proteggono internet, banche, messaggi, documenti e gran parte delle infrastrutture digitali moderne.
Non è uno scenario da fantascienza. È qualcosa che lentamente si sta avvicinando. E qualcuno ha già mostrato pubblicamente che il processo è iniziato.
Il 24 aprile 2025, un ricercatore indipendente di nome Giancarlo Relli ha utilizzato un computer quantistico accessibile online per violare una chiave crittografica reale. L’esperimento era stato organizzato da Project Eleven, società specializzata nei rischi legati al calcolo quantistico.
Il premio era 1 BTC. Ma il punto non erano il soldi, ma è che ha funzionato.
Per la prima volta in modo pubblico e verificabile, un computer quantistico è riuscito a rompere una chiave crittografica reale. Numericamente era un risultato ancora molto limitato. Concettualmente, però, è stato un passaggio enorme.
Cos’è davvero la crittografia
Per capire perché dal mio punto di vista questo tema conta così tanto, bisogna prima capire cosa protegge la crittografia moderna. Ogni volta che invii un messaggio, fai un pagamento online, accedi alla banca o carichi un documento sul cloud, i tuoi dati vengono trasformati in informazioni illeggibili. Senza la chiave corretta, chi intercetta quei dati vede solo una sequenza casuale di numeri.
Con i computer tradizionali, violare certi sistemi richiederebbe miliardi di anni di tentativi. In pratica, troppo tempo per rendere l’attacco realistico ed è proprio qui che il calcolo quantistico rischia di cambiare le carte in tavola.
Perché i computer quantistici sono diversi
Un computer tradizionale lavora con bit, cioè unità che possono essere solo 0 oppure 1.
Un computer quantistico utilizza invece qubit, che grazie alla fisica quantistica possono trovarsi in più stati contemporaneamente. Questo permette di elaborare enormi quantità di possibilità nello stesso momento, invece di provarle una alla volta.
Una metafora semplice è questa: un computer normale cerca una parola sfogliando un dizionario pagina dopo pagina. Un computer quantistico, almeno teoricamente, riesce ad aprire tutte le pagine insieme.
Nel 1994 il matematico Peter Shor dimostrò che un computer quantistico sufficientemente potente avrebbe potuto rompere sistemi crittografici come RSA ed ECC in tempi relativamente brevi.
Quell’algoritmo esiste da oltre trent’anni. Il problema era che non esistevano macchine abbastanza potenti per usarlo davvero su chiavi reali.
Oggi quel limite inizia lentamente a spostarsi.
Il vero problema è che il rischio è già iniziato
Quando si parla di Q-Day, molti immaginano un momento improvviso in cui tutto smette di essere sicuro da un giorno all’altro.
🔐 Q-Day is when quantum computers can break today’s public-key encryption, turning theory into reality. We do not know when it will arrive, but adversaries are preparing now — and moving to post-quantum security takes years. https://t.co/B73tsUp60D #QDay #QuantumComputing pic.twitter.com/iTQoQTU87f
— PwC (@PwC) May 14, 2026
In realtà il problema è più sottile.
Esiste già una strategia chiamata “harvest now, decrypt later”. Alcuni attori — governi, agenzie di intelligence o gruppi criminali — stanno raccogliendo oggi grandi quantità di dati cifrati con l’idea di decifrarli in futuro, quando i computer quantistici saranno abbastanza potenti.
Comunicazioni aziendali, dati sanitari, traffico diplomatico, archivi finanziari: informazioni che oggi sembrano protette potrebbero diventare leggibili tra dieci o vent’anni.
Ed è questo il punto che spesso viene sottovalutato.
Il rischio quantistico non inizia il giorno del Q-Day. Inizia nel momento in cui qualcuno decide che i tuoi dati avranno ancora valore in futuro.
Chi rischia davvero di più
Non tutti i settori sono esposti allo stesso modo.
I più vulnerabili sono quelli in cui la riservatezza delle informazioni deve durare molti anni.
Infrastrutture energetiche, reti elettriche, sistemi idrici, sanità, archivi governativi, difesa, segreti industriali. Tutte aree in cui una violazione futura potrebbe avere conseguenze enormi.
Anche il mondo crypto non è immune.
Bitcoin e molte blockchain utilizzano infatti crittografia a curva ellittica, cioè proprio una delle categorie teoricamente vulnerabili agli algoritmi quantistici. L’esperimento di Relli non mette in crisi Bitcoin oggi. Però mostra che il confine teorico sta lentamente diventando pratico.
Le soluzioni esistono già
La parte interessante è che il settore non sta aspettando passivamente.
Nel 2024 il National Institute of Standards and Technology ha standardizzato i primi algoritmi di crittografia post-quantistica, progettati per resistere sia ai computer tradizionali sia a quelli quantistici.
Tra i principali ci sono CRYSTALS-Kyber e CRYSTALS-Dilithium, che probabilmente diventeranno una parte importante della sicurezza digitale dei prossimi anni.
Il problema è che migrare intere infrastrutture richiede tempo, perchè bisogna aggiornare protocolli, software, hardware, sistemi di autenticazione e architetture di rete. Non è qualcosa che si fa in pochi mesi Ed è proprio per questo che molte organizzazioni stanno iniziando a muoversi adesso.
Più che una crisi, è una transizione
Il Q-Day non sarà necessariamente un collasso improvviso di internet.
Probabilmente sarà una lunga fase di transizione tecnologica, simile a quella vista con HTTPS, l’autenticazione a due fattori o il passaggio al cloud.
La differenza è che questa volta la posta in gioco riguarda direttamente la fiducia digitale globale.
Per anni abbiamo dato per scontato che certi sistemi fossero praticamente impossibili da violare. Il calcolo quantistico rimette in discussione proprio quell’assunto.
La vera domanda, quindi, non è se la crittografia attuale diventerà vulnerabile, ma chi sarà pronto prima che succeda ?
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